ISRAELE CONTRO I DIRITTI UMANI

La violazione dei diritti umani come affare

di Juan Gelman (*); da: pagina12.com.ar; 7/2/2013

 

Un’Europa sopraffatta dalla crisi economica globale, il boato della guerra civile in Siria, la protesta contro il governo islamista dei cittadini in Egitto, l’attentato di Al Qaeda in Bulgaria e altri avvenimenti di questo vasto mondo hanno dato un’eco molto flebile alla pubblicazione del rapporto della missione internazionale dell’ONU sugli insediamenti israeliani in territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme Est (www.ohchr.org, 31-1-31).

La missione, creata in base alla Risoluzione 19/17 del Consiglio per i Diritti Umani (CDH), presieduta dall’eminente giurista francese Christiane Chanet e composta da altri tre giudici, aveva lo scopo di verificare la situazione creata dagli insediamenti illegali israeliani in quei territori.

 

Il governo israeliano non ha permesso al gruppo di entrare in Cisgiordania, ma per sei mesi i suoi membri hanno registrato le testimonianze dei palestinesi abitanti in quella zona che confina con la Giordania.

Conclusione centrale della missione: Israele commette una serie di violazioni dei diritti umani che “si caratterizzano soprattutto per la negazione del diritto all’autodeterminazione e per la sistematica discriminazione contro il popolo palestinese che avviene ogni giorno”.

Il giornale israeliano Ha’aretz ha definito il rapporto “la più dura condanna della politica di Israele in Cisgiordania dal 1967“(www.haaretz.com, 5-2-13). Il rapporto è, di fatto, il primo di una missione ONU che suggerisca l’imposizione di sanzioni ad Israele.

 

La dottoressa Chanet ha presentato le conclusioni della missione in una conferenza stampa che ha avuto luogo a Ginevra e ha sottolineato che gli insediamenti israeliani violano l’art. 49 della Convenzione dell’ONU relativa alla protezione dei civili in tempo di guerra. Alla domanda se le azioni di Israele costituissero crimini di guerra, ha risposto che queste erano contemplate “nell’art. 8 dello Statuto della Corte Penale Internazionale attinente ai crimini di guerra. Questa è la risposta”, ha concluso (www.nytimes.com, 31-1-13).

 

Il rapporto analizza le misure che obbediscono “ad un modello generale di contravvenzioni” al diritto internazionale e rivela un aspetto poco conosciuto: quello dei profitti economici che porta in sé la costruzione di insediamenti in territorio palestinese, il cui numero si stima in 200, abitati da 520.000 israeliani.

Segnala, ad esempio: la società nazionale dell’acqua Mekorod e la compagnia agro-industriale privata Mehadrin stanno perforando il suolo cisgiordano per raggiungere i depositi profondi di quello scarso tesoro del paese, l’acqua. Questo ha provocato l’esaurimento dei pozzi d’acqua palestinesi, con le conseguenze umane e agricole prevedibili.

Il rapporto sottolinea che gli insediamenti israeliani consumano l’80% di tutta l’acqua estratta in zona e non soffrono mai tagli, come invece succede alla popolazione palestinese.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni persona deve avere accesso all’uso di 100 litri d’acqua al giorno.

I coloni insediati in Cisgiordania – annota il rapporto – ne consumano 400 litri, i palestinesi solo 73 e i beduini appena 10.

 

La missione dell’ONU ha anche raccolto informazioni che dimostrano che le compagnie private israeliane hanno promosso e approfittato, direttamente o indirettamente, della costruzione e dell’aumento del numero degli insediamenti Il rapporto enumera le attività redditizie per le imprese: fornitura di mezzi e materiali agli insediamenti e per la costruzione del muro israeliano, mezzi di vigilanza e identificazione anche per gli accampamenti militari, mezzi per la demolizione delle case e la distruzione di fattorie, raccolti e oliveti, naturalmente palestinesi. La lista continua.

 

La missione dell’ONU ha identificato una serie di operazioni bancarie e finanziarie destinate ad espandere e a mantenere gli insediamenti, come prestiti per la costruzione di case e per affari, l’uso delle risorse naturali – in particolare la terra e l’acqua - a fini economici ed un fatto già noto: i mercati economici e finanziari palestinesi sono prigionieri di Israele.

 

Il gruppo di giudici ha intervistato accademici, diplomatici, rappresentanti di organizzazioni civili e palestinesi, e chiede che cessi l’installazione degli insediamenti e la chiusura di quelli esistenti.

 

Il rapporto è stato diffuso due giorni dopo che Israele non si è presentato ad una riunione convocata per valutare la sua situazione in materia di diritti umani. E’ la prima volta che un paese non partecipa ad un procedimento messo a punto da 193 nazioni dell’ONU.

 

Ygor Palmor, portavoce del Ministero delle Relazioni Estere, ha dichiarato che il CDH “tratta sistematicamente Israele in modo ingiusto” e ha così difeso la decisione di non cooperare con la missione dell’ONU: “Se le carte sono già segnate, ci si aspetta che noi giochiamo comunque?”

Ha ragione, ma si è dimenticato di dire che chi le segna, le carte, è Israele.

 

(*) Poeta e scrittore argentino.

 

(traduzione di Daniela Trollio

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

 

 

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