GIORNO DELLA MEMORIA

Ettore  Zilli a destra nella foto
Ettore Zilli a destra nella foto

 

Nella ricorrenza della giornata della memoria vogliamo ricordare e onorare tutti i partigiani, gli antifascisti, gli operai e tutti quelli che hanno combattuto per la liberazione dalla dittatura. In particolare tutte le vittime dei campi di sterminio nazi-fascisti. Per l’occasione pubblichiamo (con il suo consenso), integralmente, il discorso di Ettore Zilli, uno dei sopravvissuti, il cui testo scritto, letto da una studentessa, è stato preventivamente censurato e modificato in alcune parti dagli organizzatori della manifestazione.

Discorso di Ettore Zilli al Monumento ai deportati al Parco Nord, 25 gennaio 2014

Buongiorno, sono Ettore Zilli, classe 1924, partigiano e deportato politico a Dachau.

 

In questo Giorno della Memoria voglio ricordare una persona in particolare.

 

Nel 1955 ho conosciuto Mario Taccioli, un antifascista  che proveniva da Cesena  e che aveva fondato durante la guerra le prime cellule comuniste (in gruppi di tre alla Breda di Sesto). Alla Breda lui lavorava come disegnatore, mi sembra nel reparto ferroviario, ed è stato uno degli artefici - dopo la fine della guerra - della costruzione del Settebello (il primo treno ad alta velocità per quei tempi).

 

Durante la guerra, nel 1944, Taccioli è stato arrestato e portato a San Vittore e successivamente deportato a Mauthausen-Gusen e nel campo di Artheim, vicino a Vienna dove lavorava  nelle gallerie in cui furono costruiti i primi aerei a reazione. Con l’avanzata dei Russi,  che si avvicinavano a Vienna,  lui e i suoi compagni furono  portati, con una marcia forzosa di 200 chilometri a piedi, a Mauthausen.

 

Dopo qualche settimana, il 5 maggio 1945, arrivarono gli americani a liberare i prigionieri. Taccioli, appena liberato, si recò nell’ufficio del colonnello comandante del campo (che nel frattempo era scappato) alla ricerca di documenti e trovò un registro in cui erano segnate le persone che giornalmente venivano gasate nelle camere a gas. Nel quaderno le morti di coloro che erano stati mandati nelle camere a gas erano registrate come  morti naturali. Infatti in ordine alfabetico si potevano leggere i nomi e le cause: dissenteria, infarto, trombosi, ecc.

 

Taccioli è stato il mio maestro di vita. Mi ha trattato come un figlio, ci vedevamo sempre a casa sua , all’ANPI,  e andavamo in ferie insieme.

 

Grazie a Taccioli ho conosciuto delle persone stupende. Durante un viaggio in Germania, tornando da Vienna, ho conosciuto Giovanni Bostogna, che era un comandante partigiano che dopo la liberazione fece parte della Volante Rossa e partiva da Trieste e andava a Merano (dove erano rifugiati e nascosti i criminali nazisti fuggiti alla cattura ) a trovare un avvocato che era stato nei campi di sterminio . Bostogna e Franzoni Luigi di Milano erano in contatto con Wisenthal per dare la caccia ai nazisti. A  Mauthausen ho conosciuto la Costituzionalista Teresa Mattei che mi invitò a casa sua a Pisa per commemorare il compagno Geloni,  che avevo conosciuto a Dachau. 

 

Dopo la morte di Taccioli, presidente dell’ANED fu eletto il mio amico Athos Gori , un operaio tornitore specializzato e capo sindacale della Falck Concordia, partigiano deportato a Mathausen e Gusen.

 

 Qualche anno dopo la sua morte sono stato eletto  io presidente dell’ANED di Sesto.

 

La mia principale attività durante la presidenza è stata quella di organizzare  decine e decine di viaggi di giovani e anziani nei luoghi della memoria, cioè nei campi di sterminio. Ho organizzato e portato la mia testimonianza in centinaia di scuole . Ho organizzato viaggi nei campi anche con i preti Salesiani di Sesto portando centinaia di giovani a vedere gli orrori del nazifascismo con il plauso del cardinal Martini, e anche viaggi con il Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” e il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni  formata da ex operai delle fabbriche di Sesto (Pirelli, Breda, Falck, Marelli ecc.)

 

Fra l’altro voglio ricordare che, grazie al Comitato di cui sono socio onorario, sono riuscito nel 2005, dopo più di 60 anni, ad ottenere il riconoscimento di deportato politico nei campi di sterminio, per quanto tardivo, e anche un riconoscimento economico dal Fondo Austriaco di Riconciliazione.

 

Uno dei viaggi di cui porto ancora oggi il ricordo è quello con il prevosto don Giovanni Brigati che avevo portato  a visitare le due baracche, la 26 e la 28 a Dachau, dove erano morti mille preti di tutte le religioni; con lui ancora oggi ci salutiamo calorosamente quando ci incontriamo. 

 

Io alla città di Sesto San Giovanni ho dato tanto, ma ho anche ricevuto tanto. Ancora oggi trovo ragazze che ho portato nei campi al tempo del liceo e che ora sono mamme,  che quando mi trovano per strada mi salutano calorosamente. 

 

Ma la mia attività non era ben vista da tutti i miei compagni. Sono stato sostituito alla presidenza dell’ANPI.

 

Ma, nonostante questo, per me vale sempre il giuramento di Mauthausen, che voglio qui ripetere:

 

« Si aprono le porte di uno dei campi peggiori e più insanguinati: quello di Mauthausen. Stiamo per ritornare nei nostri paesi liberati dal fascismo, sparsi in tutte le direzioni. I detenuti liberi, ancora ieri minacciati di morte dalle mani dei boia della bestia nazista, ringraziano dal più profondo del loro cuore per l'avvenuta liberazione le vittoriose nazioni alleate, e salutano tutti i popoli con il grido della libertà riconquistata. La pluriennale permanenza nel campo ha rafforzato in noi la consapevolezza del valore della fratellanza tra i popoli.

 

Fedeli a questi ideali giuriamo di continuare a combattere, solidali e uniti, contro l'imperialismo e contro l'istigazione tra i popoli. Così come con gli sforzi comuni di tutti i popoli il mondo ha saputo liberarsi dalla minaccia della prepotenza hitleriana, dobbiamo considerare la libertà conseguita con la lotta come un bene comune di tutti i popoli. La pace e la libertà sono garanti della felicità dei popoli, e la ricostruzione del mondo su nuove basi di giustizia sociale e nazionale è la sola via per la collaborazione pacifica tra stati e popoli. Dopo aver conseguito l'agognata nostra libertà e dopo che i nostri paesi sono riusciti a liberarsi con la lotta, vogliamo:

 

. conservare nella nostra memoria la solidarietà internazionale del campo e trarne i dovuti insegnamenti;

 

. percorrere una strada comune: quella della libertà indispensabile di tutti i popoli, del rispetto reciproco, della collaborazione nella grande opera di costruzione di un mondo nuovo, libero, giusto per tutti;

 

. ricorderemo sempre quanti cruenti sacrifici la conquista di questo nuovo mondo è costata a tutte le nazioni.

 

Nel ricordo del sangue versato da tutti i popoli, nel ricordo dei milioni di fratelli assassinati dal nazifascismo, giuriamo di non abbandonare mai questa strada. Vogliamo erigere il più bel monumento che si possa dedicare ai soldati caduti per la libertà sulle basi sicure della comunità internazionale: il mondo degli uomini liberi!

 

Ci rivolgiamo al mondo intero, gridando: aiutateci in questa opera!

 

Evviva la solidarietà internazionale!

 

Evviva la libertà! » 

 

Ma ora veniamo a questo Monumento.

 

Circa 25 anni fa con i partigiani Taccioli, Gori, Lidia Valenari (la staffetta partigiana che portò l’ordine di insurrezioni alle fabbriche di Sesto), il dott. Giacomo Bertazzoni – tornando  da un viaggio in cui avevamo accompagnato studenti nei campi - abbiamo discusso e proposto la costruzione di un monumento alla memoria dei deportati caduti nei campi di sterminio. 

 

La costruzione del monumento io l’ho proposta all’architetto Belgiojoso (partigiano, sopravvissuto ai campi di sterminio di Mauthausen e Gusen e che ha costruito la torre Velasca a Milano) che avevo conosciuto al congresso dell’ANED di Roma,  con cui avevo fatto varie iniziative nelle scuole di Sesto e Milano e di cui ero diventato amico con cui ho passato molto tempo.

 

La proposta fu accettata con entusiasmo da Belgiojoso che subito disegnò il progetto dell’opera, da realizzare con pietre portate a casa durante i nostri viaggi della cava della morte di Mauthausen.

 

Tuttavia la realizzazione tardava:  mancava il permesso e il luogo dove costruirlo. 

 

Attraverso  la conoscenza personale di Maria Milanesi vedova Generali (un capoguardia della Breda morto a Gusen) che era stata  governante in casa Turati, venni in possesso di un documento del tribunale di Monza che aveva messo sotto processo molti antifascisti fra cui Filippo Turati, Sandro Pertini, la stessa Maria Milanesi insieme tanti altri. Sempre tramite Maria - che aveva mantenuto i rapporti con Pertini anche dopo che era diventato presidente della Repubblica italiana - facemmo avere al Presidente questo documento, chiedendogli di intervenire  a favore della realizzazione del Monumento.  

 

Cosa che Pertini fece e il  monumento – questo monumento - divenne realtà. 

 

E ancora oggi siamo qui a ricordare che l’antifascismo non è un ricordo del passato ma una battaglia del presente e del futuro, che riguarda tutte le società che vogliono considerarsi civili.

 

Ringrazio quindi tutti i partecipanti, tutti gli antifascisti, la Ventimila Leghe ( che organizza i viaggi dei ragazzi insieme all’ANED)) e in particolare l’amministrazione  comunale di Sesto che è stata la prima ad organizzare i viaggi della memoria nei campi di sterminio e a sostenere la realizzazione di questo monumento. Grazie per avermi ascoltato.

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