SPAGNA

Juan Carlos non abita più qui

di Juan Carlos Escudier (*); da: publico.es; 4.8.2020

 

L’operazione di auto-esilio, patteggiata necessariamente tra la Zarzuela (residenza del re, n.d.t.) e la Moncloa (sede del governo spagnolo, n.d.t.) in ogni dettaglio, dal congedo alla francese di Juan Carlos I° al mantenimento provvisorio del suo titolo di re ‘emerito’, passando per il suo stesso annuncio del “au revoir” nella notte estiva del mese di agosto e l’obbligata precisazione che, ovunque si troverà, sarà a disposizione della Procura, comprende un elemento di generosità ingiustificabile che questo esperto pilota kamikaze della Transizione (il passaggio ‘pacifico’ dalla dittatura di Franco alla democrazia borghese parlamentare, n.d.t.), perso dietro alle gonnelle e al denaro, non meritava.

 

Presentare il suo allontanamento come una meditata decisione personale e un ultimo servizio alla Spagna e alla Corona è un gesto ipocrita, una ulteriore farsa così inverosimile che non servirà perché la Storia riconosca la sua assoluzione al di là del fatto che la Giustizia concluda il risciacquo dei suoi panni sporchi o sospenda indefinitamente il giudizio.

 

No, l’Emerito (Juan Carlos ha il titolo di Re Emerito, n.d.t.) non se n’è andato volontariamente perché così esigevano la sua eredità e la sua dignità personale; lo hanno deportato  alla svelta in un’azione di Stato per salvare la Monarchia, minata dall’interno  da questo artificiere di professione che, oltre ad essere incapace di distinguere tra bene e male, non è mai stato all’altezza del piedistallo che tutti gli hanno eretto.

La scusa che nei suoi quarant’anni di regno ha sempre voluto il meglio per la Spagna e per la Corona è un’altra enorme bugia o, se si preferisce, una verità a metà se si considera che la Corona era lui, i suoi vizi privati e il suo conto corrente.

 

E’ davvero stancante leggere ed ascoltare i presunti grandi servizi al paese del personaggio e la sua pretesa visione strategica senza la quale non sarebbe stata possibile la transizione alla democrazia. Non è che questa favola sia un ingegnoso inganno come tutte le favole, ma è un insulto per coloro che hanno arrischiato la loro vita e la loro libertà per combattere il regime  e che hanno dovuto rassegnarsi a vedere il dittatore morire nel suo letto.

 

No, l’erede formale di Franco non ha fatto un favore ad alcuno se non a se stesso. Non gli restava altro da fare perché nel 1975 (il dittatore spagnolo morì nel novembre di quell’anno, n.d.t.) era impensabile mantenere indefinitamente una autocrazia , anche per questo ragazzo egocentrico e capriccioso, prigioniero perpetuo del suo uccello. E se lo era nel 1975, lo era ancor più sei anni dopo quando quelli col tricorno (militari della Guardia Civil, n.d.t.) trasformarono il tetto del Congresso in un colabrodo (allusione ad un tentativo, fallito immediatamente, di colpo di Stato da parte di militari della Guardia Civil guidati dal colonnello Tejero, n.d.t.). 

Se lui è diventato democratico, o ha fatto finta di farlo, è stato per puro interesse personale.

 

Quindi nessuno gli deve nulla e, nel caso gli dovessimo qualcosa, è da molto che abbiamo saldato il debito con i corrispondenti interessi illegali. Come re, dato che non poteva essere in altro modo,  per decenni abbiamo mantenuto lui, la sua prodiga prole e la prole ancor più prodiga di sua moglie, il cui ruolo in questa tragicommedia è penoso perché ha trasformato l’accettazione delle umiliazioni personali (allusione agli scandali sessuali di Juan Carlos I°, n.d.t.) in un valore intrinseco della condizione di consorte reale.

Triste esempio per le donne, quello di questa regina così professionale che ha mantenuto la finzione come prezzo da pagare per lo status suo e dei suoi e non certo per un paese che non le è mai piaciuto, come dimostra il suo scarso dominio della lingua spagnola.

 

Alla Zarzuela hanno già appeso il cartello “Juan Carlos non abita più qui”, ma questo non significa che smetteremo di contribuire alle spese. Mantenerlo là dove è andato – forse nella Repubblica Dominicana come rivela oggi la bibbia della monarchia – implica continuare a pagare un alto prezzo politico, diplomatico, giuridico e di sicurezza personale oltre ai ‘derivati’ del suo stile di vita che non dipenderà certo dalla generosità dei suoi ricchi amici, sperando che dai suoi conti numerati prima o poi non  salti fuori qualcosa d’altro che ci disgusti.

 

E’ presto per sapere se la ‘deportazione’ servirà a sostenere un’istituzione che minaccia di crollare e che ha dovuto ingoiare questo masso per mettersi momentaneamente in salvo. Può essere che l’attuale re (Felipe VI, figlio di Juan Carlos I° e di Sofia di Grecia, n.d.t.)  non sia colpevole dei peccati del suo progenitore, ma è davvero esagerato presentarlo come vittima innocente e ignorante delle sue azioni. Perché la corona resti sulla sua testa ci vorrà qualcosa in più.

 

Come dicevamo, non siamo in presenza di un atto volontario o di una auto-immolazione, ma di una operazione di Stato la cui giustificazione è più che discutibile visto che, per cominciare, presuppone di continuare a considerare i cittadini come minorenni, a cui è necessario evitare di aggiungere anche la crisi istituzionale alle molte altre che già li affliggono.

E’ per questo che non si riconosce loro la capacità di decidere una volta per tutte la forma dello  Stato perché - nel loro infantilismo, o su influenza dell’indipendentismo più perverso o del populismo più tenebroso o del buon senso -  non abbiano a decidere un’uscita repubblicana dal labirinto che mandi tutto a gambe all’aria.

 

Questo non è più il paese che alla fine della dittatura aveva paura di un’altra guerra e che accettò una riforma che avrebbe dovuto essere invece una rottura. Ormai non valgono né legittimità storiche né sangue blu. E’ impossibile difendere un’istituzione medioevale che poggia su una fantasia e che fino ad ora ha evitato di fare la cosa fondamentale: la restituzione del bottino.

Ma questo è un servizio che Inviolabile I° non farà, neanche a passare sul suo cadavere.

 

(*) Giornalista spagnolo

 

(traduzione di Daniela Trollio

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

 

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

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