I PESCECANI.

Cose curiose dell’economia europea

di Pascual Serrano (*), da: pascualserrano.net, 28.6.2011

 

Come si sa, uno dei protagonisti della crisi finanziaria che cominciò nel 2008 negli Stati Uniti, insieme con la società Morgan Stanley, è stata una banca di investimento chiamata Goldman Sachs. Condannata alla bancarotta, nel settembre 2008 la Riserva Federale statunitense decise che la società non sarebbe più stata una banca d’investimento ma sarebbe diventata una banca commerciale, ed essa fu riscattata con diecimila milioni di dollari pubblici. Nell’aprile 2010 la Commissione del Mercato dei Valori degli Stati Uniti accusò Goldman Sachs di frode per le ipoteche subprime. Nei processi la società finanziaria è accusata di aver emesso obbligazioni di debito a partire da valori sostenuti da ipoteche che si era previsto sarebbero fallite e di averle commercializzate per i suoi clienti presentandole come buoni investimenti. Così, le autorità della Borsa statunitense calcolano che gli ingenui investitori di Goldman Sachs abbiano perso circa 740 milioni di euro (El Paìs, 17.4.2010).

 

Ma non solo: Goldman Sachs ha avuto un ruolo centrale al momento di aiutare la Grecia a nascondere all’Unione Europea, ai mercati finanziari e all’opinione pubblica in generale il deficit di bilancio del suo Governo. Goldman vendette alla Grecia alcuni complessi valori di scambio, con cui si pagava il governo greco per future fonti di finanziamento tipo le tasse di atterraggio negli aeroporti. In realtà si trattava di un prestito, ma lo “scambio” permetteva al governo greco di evitare che il denaro prestato fosse registrato in bilancio come prestito, cosa che avrebbe elevato il suo deficit di bilancio oltre i limiti permessi nella zona dell’euro (The Guardian, 20.4.2010).

Goldman Sachs fece altri affari con la Grecia, gestì la collocazione di buoni del tesoro greci per un totale di circa 15.000 milioni di dollari (circa 11.000 milioni di euro al cambio attuale), dopo aver portato a termine una permuta di divise che permise al governo di Atene di nascondere il vero ammontare del suo deficit. Goldman guadagnò circa 735 milioni di euro con la collocazione di buoni del tesoro greci dal 2002, secondo dati dell’agenzia di notizie finanziarie Bloomberg News (El Paìs, 18.2.2010).

 

E perché raccontiamo questo proprio adesso? Perché tra gennaio 2002 e gennaio 2006, mentre si cucinavano tutti questi petardi finanziari, il vicepresidente di Goldman Sachs era un signore che si chiama Mario Draghi. Lo stesso che i leaders dell’Unione Europea in un vertice a Bruxelles avevano appena nominato presidente della Banca Centrale Europea.

Egli eserciterà la sua carica dal 1° novembre 2011 al 31 ottobre 2019. Il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy ha affermato che Draghi “eserciterà una direzione forte e indipendente” dell’istituzione, “continuando la tradizione fissata dai suoi antecedenti”.

 

Un ultimo aneddoto. Ricordiamo che i cittadini dell’Islanda decisero in un referendum che non erano disposti a che il loro stato si assumesse il pagamento di 3.700 milioni di euro alla banca privata del Regno Unito e Olanda. Il governo islandese, che difendeva il pagamento, rimase molto deluso e disse che allora il paese non avrebbe potuto accedere ai mercati finanziari. Ma non ci fu alcun problema a collocare sul mercato buoni del tesoro a 5 anni. Il loro prezzo è stato fissato intorno al 4,875% (Pùblico, 11.6.2011).

Il fatto curioso è che altri governi - più disciplinati con il mercato - dovranno pagare un interesse più alto perché gli investitori abbiano interesse e comprino i loro buoni del tesoro. I buoni irlandesi si pagano al 15% e quelli greci al 25%. Anche lo stato spagnolo dovrà pagare più interessi di quello islandese perché gli investitori comprino i suoi fondi, il 5,6%.

 

Così, quando sei servile, non ti premia nemmeno il mercato.

 

(*) Giornalista spagnolo

(traduzione di Daniela Trollio

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto S. Giovanni)

 

 

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