GIORNATA INERNAZIONALE DEI PRIGIONIERI PALESTINESI: 17 APRILE

Giornata Internazionale dei Prigionieri Palestinesi: 17 aprile

di Ramòn Pedregal (*)

 

All’inizio del secolo XXI lo spirito delle leggi di Israele indica che l’obiettivo dello Stato è servire gli ebrei, ... chiunque non provenga da viscere ebraiche e viva a Jaffa o a Nazareth sentirà che lo Stato in cui è nato non sarà mai suo”.  (dal libro ‘L’invenzione del popolo ebreo?  Aurore: Shlomo Sand)

Il fascismo consiste soprattutto nel non limitarsi a fare politica e pretendere di fare storia” (dichiarazione dello scrittore rafael Sànchez Ferlosio).

 

“Assassinare 300 palestinesi a Gaza è stat una decisione saggia” ha dichiarato Netanyahu, l’assassino. Ha dichiarato anche che invaderà tutta la Palestina e se la prenderà. L’assassino dichiara che continuerà a rubare. Lo stesso assassino che è stato rieletto dalla maggioranza dei sionisti nelle ultime elezioni, perchè continui ad ignorare il Diritto Internazionale ed i diritti del Popolo Palestinese.

 

Nel 1974 il Consiglio Nazionale Palestinese dichiarò il 17 aprile “Giono dei Prigionieri”.

 

La Palestina è la prima nuova colonia da quando è finita la 2° Guerra Mondiale. Il vecchio Impero inglese non voleva che il martirio del popolo palestinese terminasse: il suo territorio era – ed è – la culla imperiale in Medio Oriente tramite la quale si proponeva la destabilizzazione e il recupero dell’egemonia politica ed economica del grande capitale. Dal 1948, con la creazione dell’ente sionista per mano del governo inglese, i sionisti – ora con l’appoggio del regime imperiale statunitense - hanno provocato guerre, hanno impiantato un regime razzista, di apartheid e xenofobo fino a dichiarare lo Stato Nazionale Ebreo. Il mondo degli assassini sionazisti.

I prigionieri e le prigioniere palestinesi sono presenti nella vita del loro popolo, e in questa data si fanno ogni tipo di iniziative in loro favore. Il popolo palestinese non dimentica i suoi figli più amati. Il popolo palestinese ha il suo riferimento in loro e li vuole liberi, perchè sono il più grande esempio dei suoi desideri di indipendenza, di sovranità e di giustizia.

 

Sono numerose le condanne internazionali all’esercito sionista di occupazione per la detenzione dei bambini.  Ma le condanne, senza che vengano prese misure, non danno risultati.

Ricordo ancora la dichiarazione dei deputati inglesi che, nella seconda quindicina del novembre 2017, riferivano delle loro inchieste in merito al governo britannico e affermavano “la loro preoccupazione per le centinaia di bambini palestinesi che continuano ad essere arrestati, detenuti e processati in tribunali militari israeliani,  nonostante che queste pratiche implichino ampie e sistematiche violazioni del diritto internazionale, che sono state già reiteratamente condannate”. I parlamentari inglesi sottolineavano “i maltrattamenti compiuti dalle autorità isareliane contro bambini palestinesi, che comprendono il bendare loro gli occhi, esercitare contro di essi la violenza fisica e i sequestri durante la notte ... Israele è responsabile -  in base alle convenzioni internazionali sui Diritti Umani – della sicurezza, del benessere e della protezione dei diritti umani dei bambini palestinesi che arresta e incarcera nel sistema militare israeliano”.

 

I dati forniti dalle organizzazioni di difesa dei palestinesi sottolineano che tutti i bambini detenuti hanno sofferto torture fisiche e psicologiche, sia quando sono stati catturati che quando vengono interrogati nelle prigioni. I dati qui riportati sono stati resi pubblici , come già detto, nella seconda quindicina del novembre 2017: il non aver preso misure concrete, non aver compiuto azioni concrete contro il sionazismo non solo non ha cambiato la situazione ma anzi, gli ultimi rapporti indicano che le catture di bambini e bambine palestinesi da parte delle forze coloniali si sono moltiplicate.

Con queste azioni criminali lo Stato Nazionale Ebreo cerca di castigare il gruppo familiare palestinese: padri, madri, fratelli e famiglia -per piegare la loro resistenza all’invasore. L’esempio più noto è stato quello di Ahed Tamimi, e pochi giorni fa anche uno dei suoi fratelli è stato incarcerato.

 

I bambini e  le bambine palestinesi vengono sequestrati a notte fonda nelle loro case, davanti alle loro famiglie, in centri pubblici; vengono rinchiusi in celle isolate o in gabbie, non ricevono visite né dei famigliari né degli avvocati; i sionisti usano cani contro di loro; vengono portati davanti a tribunali militari, condannati alla prigione e con forti multe che mandano in rovina l’economia delle loro famiglie.

 

Un anno è passato da un’altra notizia: dal 2015 al 2018 sono stati fatti prigionieri 17.500 palestinesi di ogni età, e solo dal 2000 al 2018 sono stati incarcerati 11.000 bambini e bambine.

 

Le torture, i maltrattamenti continui hanno spinto i prigionieri a dichiarare lo sciopero della fame per difendersi e lanciare un richiamo al mondo, ai governi ed ai popoli perchè conoscano la situazione in cui si trovano: la solidarietà ci difende tutti.

Un esempio della repressione degli invasori è ciò che hanno fatto nella prigione di Ofer il 23 gennaio: l’esercito di occupazione sionista è entrato nel carcere e nelle celle sparando e tirando bombe lacrimogene, con cani arrabbiati come i loro padroni lanciati contro i prigionieri: ci sono stati 120 feriti gravi.

Lo Stato sionista non ha storia, ha precedenti criminali.

 

Lo sciopero dichiarato dai prigionieri palestinesi il 2 aprile, guidati dalle organizzazioni della resistenza - FDLP, FPLP, Hamas e Yihad – è stato chiamato “2° battaglia della dignità” (Alkarama 2), nome che parla di rispetto, coraggio, generosità, onore, e della Patria. Con lo sciopero essi rivendicano di poter parlare per telefono con le famiglie, di ricevere le loro visite e quelle dei loro avvocati, di annullare i meccanismi di frequenza radio che rendono difficili, interrompono le chiamate e le spiano; chiedono l’assistenza sanitaria, la fine della repressione e delle torture e delle “detenzioni amministrative”. Allo sciopero hanno inizialmente partecipato centinaia di prigionieri e nei giorni successivi il loro numero è cresciuto perchè vi aderiscono sempre più prigionieri e prigioniere.

 

A fronte di questa situazione nelle carceri, completamente contraria al Diritto Internazionale, dato che come abbiano detto l’unità della resistenza è completa – chi può avere dubbi nel manifestare la più ampia solidarietà? E’ il momento di fare di tutto per far conoscere la lotta dei prigionieri palestinesi; è il momento per manifestare con coloro che soffrono per difendere la dignità del loro paese.

I prigionieri e le prigioniere della Palestina chiedono alle loro organizzazioni un lavoro comune perchè la Resistenza parli al loro popolo e a tutti i popoli in generale del più grande esempio di umanità e di lotta per la giustizia e chieda ai governi del mondo di mettere in pratica gli Accordi ed i trattati internazionali per difendere i diritti umani, e sanzionare con atti concreti l’ente sionista che è, senza dubbio, razzista, xenofobo e non tiene in alcun conto la Legge internazionale.

 

Il 17 aprile è la Giornata Internazionale dei Prigionieri Palestinesi.

 

(*) Scrittore e giornalista spagnolo. Membro della Commissione Europea di Appoggio ai prigionieri palestinesi.

da: resumenmediooriente.org; 12.4.2019

 

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

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