Bolivia

Elezioni generali in Bolivia, all’ombra della frode e del golpe

Di Orietta E. Hernández Bermúdez (*); da: cubadebate.cu; 17.10.2020

 

Nelle prossime ore il popolo boliviano deciderà nelle urne il destino del paese. Le votazioni avranno luogo in un ambiente di crescente tensione e incertezza. Sfortunatamente le probabilità che accada una truffa da parte del governo ‘de facto ’o un colpo di Stato per strappare la vittoria al Movimento al Socialismo (MAS) sono elevate.

Ci sono troppe coincidenze e similitudini con lo scenario del 20 ottobre 2019. In quell’occasione il sito ‘Behind the Back Door’ portò alla luce i fatti dettagliati sul colpo di stato che si preparava. Negli ultimi giorni il giornale del Regno Unito The Morning Star ha avvertito dei piani dei militari boliviani per sabotare le elezioni. Queste informazioni sono state pubblicate anche sul portale Kaosenlared.net, a partire da documenti filtrati forniti dalla redazione della Rete di Comunicazione Popolare REDCOM. Proprio come nel 2019 è stata resa pubblica una lista di nomi e di azioni coordinate per precipitare  il paese in una situazione di caos, violenza e instabilità e forzare l’allontanamento delle elezioni.

 

Si sa anche che i gruppi paramilitari La Resistencia Juvenil Cochala, La Resistencia KM Cero  e la Unión Juvenil Cruceñista, mobilitati dai Comitati Civici, si preparano “a opporsi agli atti  violenti dei seguaci del MAS” (il Movimento al Socialismo, il partito di Evo Morales, n.d.t.),

Tutto sembra indicare che si può ripetere il copione dello scorso anno, quando questi gruppi bruciarono luoghi istituzionali, aggredirono donne indigene e rifiutarono i risultati delle elezioni con la scusa di frode da parte dei membri del MAS.

 

In questa occasione la violenza viene direttamente annunciata dallo stesso gabinetto di fatto. Il ministro del Governo Arturo Murillo ha ammesso di aver comprato armamenti “per difendere la democrazia, al prezzo necessario”. Secondo i registri dell’Istituto Nazionale di Statistica (INE) a questo fine sono stati usati 850.000 dollari nel 2019 e circa 15 milioni di dollari nel 2020. Come successe precedentemente quando i Comitati Civici annunciarono che non avrebbero riconosciuto i risultati delle elezioni, Murillo ha pubblicamente affermato che non consegnerà il paese al MAS.

 

La storia si ripete anche con il lavoro dei mezzi di comunicazione e delle reti sociali che hanno mantenuto il loro allineamento con la destra. Ora, come in passato, con l’appoggio di alcune società di sondaggi, hanno alimentato la storia del secondo turno, mostrando risultati che minimizzano le intenzioni di voto per il MAS di circa 10 punti in meno.  Un notevole lavoro in questo senso l’ha realizzato la società CIESMORI, le cui inchieste danno sempre al MAS 10 punti meno. Negli ultimi giorni si è saputo che questa società, autorizzata dal Tribunale Supremo a realizzare sondaggi, ha un contratto con la Yacimentos Petroleros Fiscales Bolivianos (YPFB) per un milione di dollari: così non ci deve meravigliare che diffonda dati per innalzare i risultati dei candidati della destra.

La totalità dei sondaggi effettuati in Bolivia nel 2020 hanno segnato la tendenza del MAS alla testa delle intenzioni di voto. La destra, che ha fallito con le sue strategie per proscriverlo, sa di essere perdente e per questo è disperata e frustrata, cercando di impedire la sua vittoria.

Anche quando non è possibile determinare con esattezza quale sarà il suo piano, numerosi segnali portano a pensare che una frode per obbligare ad un secondo turno può essere tra le soluzioni che stanno preparando.

E’ molto sospetto che Salvador Romero, il presidente del Tribunale Supremo Elettorale (TSE) sia amico personale di Carlos Mesa (ex vice-presidente del governo – rovesciato dal popolo di El Alto e dai minatori nel 2003– di Sanchez de Losada, n.d.t.), oltre ad essere stato incaricato dalla autoproclamata presidentessa Jeanine Añez. Ma non basta: Romero ha vincoli dimostrati con il Dipartimento di Stato nordamericano e con la Agenzia Centrale per lo Sviluppo Internazionale (USAID). Cablo di Wikileaks rivelano anche la sua stretta relazione con Philip Goldberg, l’ambasciatore statunitense espulso dalla Bolivia nel 2018. Altro dato allarmante è la sua partecipazione al colpo di Stato contro l’ex presidente Manuel Zelaya in Honduras.

 

Il pericolo di frode aumenta che prendiamo in considerazione che il Sistema di Diffusione dei Risultati Preliminari (DIREPRE), nuovo metodo di conta dei voti stabilito dal TSE, non comprenderà le fotografie degli atti elettorali. Ciò impedirà che i cittadini e i delegati della stampa possano validare i risultati. Con il nuovo sistema si conoscerà il computo generale di ogni collegio e non di ogni seggio.

 

Per completare questo preoccupante panorama, ci restano da aggiungere due questioni:

-          La prima: saranno i militari e i poliziotti – gli stessi che presero  parte al golpe contro Evo Morales e che hanno sostenuto in questi 11 mesi il governo de facto – a custodire e trasportare le schede e i registri elettorali;

-          La seconda: la screditata Organizzazione degli Stati Americani (OEA), il cui discutibile rapporto sul processo elettorale del 2019 concluse che c’era stata una frode, non solo ritorna come osservatrice ma lo fa con gli stessi personaggi di allora.

 

Se non riuscirà a realizzare la frode, è abbastanza possibile che la destra opti per il colpo di Stato. In questo caso vale la pena ricordare che non esiste alcun decreto che esima dalle responsabilità i militari che reprimono il loro popolo.

D’altra parte, a differenza dello scorso anno, numerose organizzazioni internazionali hanno manifestato la loro preoccupazione per la possibilità di uno sbocco violento, date le numerose critiche della comunità internazionale al governo di Jeanine Añez per la violazione dei diritti umani e i metodi autoritari.

 

In questa occasione i movimenti sociali hanno dimostrato di aver rinnovato la loro capacità di mobilitazione. Le azioni dei primi giorni del mese di agosto, con l’organizzazione di 150 blocchi stradali, fatto senza precedenti nella storia del paese, mettono in chiaro la loro disposizione a recuperare e difendere il processo boliviano.

 

In queste condizioni dobbiamo chiederci: sono disposte le Forze Armate e la Polizia a massacrare il popolo? La destra boliviana, consigliata dagli Stati Uniti, si arrischierà a instaurare apertamente una dittatura militare sanguinaria come quelle di decenni precedenti, che spezzi le regole democratiche accettate mondialmente?

 

La vittoria del Movimento al Socialismo al primo turno darebbe al popolo boliviano la possibilità di riprendere la strada del recupero dell’economia sotto la guida di Luis Arce Catacora.

Al contrario, se per qualsiasi via Carlos Mesa risulterà presidente, l’ingovernabilità è garantita dato che, secondo i risultati degli ultimi sondaggi, il Movimento al Socialismo vincerebbe in 6 dei 9 dipartimenti, ottenendo così tra 18 e 20 senatori su 36. Tornerebbe anche l’instabilità sociale ed economica, con le proteste sociali e l’applicazione di politiche neoliberiste.

 

Quello che si deciderà in Bolivia tra poche ore non influirà solo sul destino del suo popolo e sul recupero della Rivoluzione Democratica Culturale; una vittoria del MAS significherà un importante impulso e un incoraggiamento ai popoli della regione che lottano per la giustizia e la democrazia.

 

(*) Giornalista cubana, ricercatrice  del Centro di Ricerche di Politica Internazionale

 

traduzione di Daniela Trollio

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

 

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

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